waste land

Waste Land, è un film documentario, che racconta il “potere” dello spirito umano di trasformare i rifiuti, scoprendo la bellezza nell’ immondizia. La regista inglese Lucy Walker documenta come un gruppo di uomini e donne hanno potuto creare con le proprie mani un’opera d’ arte dai rifiuti che loro stesso hanno raccolto. Prodotto nel 2010 da Gran Bretagna e Brasile, ha vinto il Sundance Film Festival nel 2010 ed è stato candidato agli Oscar 2011 come Miglior Documentario, lungometraggio d’ apertura della quattordicesima edizione di Cinemambiente, consueta rassegna cinematografica torinese. La guida in questo percorso è Vik Muniz, il più noto artista brasiliano degli ultimi anni, in un viaggio che lo porta a Rio de Janeiro nella discarica più grande del mondo, Jarim Gramacho, che ogni giorno offre lavoro a migliaia di cosiddetti catadores, “riciclatori”, poiché la pratica del riciclo è ancora un sogno lontano. In questa terra di nessuno, il regista inizia a ritrarre questi catadores, che vivono in condizioni estremamente disagiate, attraverso la fotografia, dove uomini, donne e ragazzini scalano montagne di rifiuti e frugano nell’ immondizia alla ricerca di materiali riciclabili, che ogni giorno incurantemente viene gettato, in modo da poter vendere o barattare. Infatti, in questo centro periferico, ben il 50% della popolazione sopravvive di riciclaggio. Ai suoi ritratti accosta ritratti che sono vere e proprie ricostruzioni di dipinti famosi: dalla “Morte di Marat” di Jacques-Louis David (osservando una donna che si posa sui sacchi squarciati, sulla terra e la polvere e che ci vede un uomo riverso nella vasca) alla Stiratrice di Picasso, dal Seminatore di Jean-François Millet ad un ritratto di Vergine con Gesù Bambino e San Giovanni dall’ impostazione assolutamente raffaellesca. Entrando in contatto con queste persone, egli è colpito dalla loro forza ed innocenza e lascia che la sua idea iniziale si trasformi in un progetto umanitario, dove un gruppo di sopravvissuti con l’ arte è riuscito a vedere e andare al di là della spazzatura, trasformando il prodotto da documentario sull’ arte a documentario sociale-ambientale.