Conoscete quei congegni (che in Italia sono quasi sconosciuti) che scaricano i rifiuti domestici all’interno degli impianti per il trattamento delle acque reflue?

Nelle città europee ,questo tipo di smaltimento, potrebbe sopraffare gli esistenti impianti, con la conseguenza di violare i permessi di scarico e producendo impatti negativi sulle acque che li ricevono.

Fortunatamente, svedesi e londinesi, che ne sanno sempre una più del diavolo,  sembrano aver trovato una soluzione.

 In Svezia ha preso il via  un progetto patrocinato dal governo che comprende la cessione di più di 200 edifici destinati ad ospitare appartamenti.

 Qui i rifiuti non sono legati a fognature ma ad un sistema separato che trasforma gli scarti di cibo in metano, che una volta bruciato produce  energia.

Nel passato un’ elevata tassa annuale dissuadeva coloro che abitavano in appartamento dal pensare di possedere un apparecchio per lo smaltimento dei rifiuti; gli ingegneri e gli urbanisti erano preoccupati sia per le quantità di gas che si accumulavano nelle fognature sia per altre concentrazioni di rifiuti liquidi nelle normali tubature di scarico.

Con questo nuovo progetto gli svedesi si sono posti un obiettivo: il 35% dei rifiuti deve essere trasformato in compost.

Testando le tubature infatti  hanno stabilito che il sistema è in grado di assorbire un flusso maggiore di rifiuti urbani e di trasformarlo in gas metano senza problemi. Il partito ecologista svedese ha affermato che addirittura il 70% del flusso dei rifiuti può essere trasformato in concime organico o in biogas entro il 2015