sinestesia5

Un corto circuito tra i sensi: ecco cos’è la sinestesia, dal greco sýn «con, assieme» e aisthánomai «percepisco, comprendo». Un “termine-ombrello” che raccoglie quei fenomeni di interazione sensoriale, interni ad un soggetto, per i quali uno stimolo induttore, cioè una percezione reale relativa a un senso, causa una sensazione indotta, ossia non realmente presente nello stimolo esterno, ma avvertita dal soggetto e facente riferimento allo stesso o ad un diverso sistema percettivo. Fisiologicamente parlando, infatti, i sistemi percettivi sono isolati soltanto in parte: a monte, a livello sottocorticale e della corteccia celebrale, i segnali provenienti dai ricettori sensoriali vengono in realtà elaborati congiuntamente. Negli anni Ottanta, lo studio in materia comincia ad essere affrontato in maniera sistematica fino a conoscere, in tempi più recenti, un nuovo sviluppo, soprattutto nell’ambito delle scienze cognitive e delle neuroscienze. Una valida definizione di sinestesia, infatti, si deve alle conoscenze, di epoca recente, della neuropsicologia e neurofisiologia riguardo al cervello, al suo funzionamento ed alla sua struttura portante. La sinestesia per lungo periodo è stata considerata una sindrome, una sorta di devianza, genetica o acquisita, rilevata in un numero ristretto di persone e, in molti casi, trattata come una vera e propria patologia. Ad oggi invece, viene concepita come una necessità imprescindibile, data la sempre più frequente mediazione delle esperienze sensoriali attraverso la televisione, la radio e le foto sulle riviste e su internet. Le impressioni olfattive, gustative e tattili, infatti, non potendo essere mediate tramite lo schermo di qualsivoglia medium, devono essere rappresentate attraverso quelle uditive o visive. Conoscere le sinestesie può essere utile, da un lato, per poter assaggiare una pietanza in modo più completo e, dall’altro, per poter ideare dei prodotti che, da un punto di vista di marketing, siano agevoli, dal punto di vista sensoriale, da descrivere, per un’efficace promozione. Sempre più spesso, infatti, si è resa necessaria la progettazione di identità alimentari radicalmente nuove, in grado di materializzare valori nuovi e diversi da quelli sui quali è fondato il linguaggio tradizionale. Presentare un cibo non significa più puntare solo ed esclusivamente sulla qualità del prodotto. Questo, per essere appetibile agli occhi del consumatore, dovrà essere buono, sano, bello e quindi, come tale, desiderabile.