ingannevole

Il food oggi è tendenza, è cultura, è esperienza, è immagine. A proposito del rapporto che intercorre tra salute e corretta alimentazione, un aspetto particolare riguarda quello della pubblicità di prodotti alimentari. La pubblicità resta il più importante mezzo di comunicazione a disposizione delle aziende alimentari per far conoscere i loro prodotti: attraverso di essa possono mettere in evidenza gli aspetti salienti che caratterizzano tali prodotti in termini di qualità nutrizionale e sicurezza alimentare. Per ottenere un aumento delle vendite, alcuni spot pubblicitari enfatizzano illegittimamente i benefici per la salute che possono derivare dal consumo di determinati prodotti. Siamo di fronte a una tecnica comunicativa molto efficace perché larga parte della popolazione è attratta da questo tipo di messaggi “salutistici”. Come può il consumatore difendersi dalla pubblicità ingannevole? Ci sono oggi tecniche di comunicazione nel settore alimentare sempre più sofisticate, volte a convincere le persone non solo della bontà di un prodotto ma anche della sua efficacia a risolvere determinate patologie: questa strategia ha consentito a molte aziende di ottenere significativi aumenti delle vendite, convincendo tante persone ad acquistare un prodotto alimentare che fa “bene alla salute”. Quando si dichiara una proprietà salutistica in etichetta, questa virtù deve essere comprovata da studi scientifici e consentire così scelte d’acquisto pienamente consapevoli. Quando vediamo messaggi pubblicitari che ad esempio sottolineano gli effetti positivi per la salute di una bevanda o di un biscotto sarebbe opportuno chiedere consiglio al medico o nutrizionista di fiducia; questi prodotti potrebbero anche essere “buoni” ma non garantire i risultati promessi. Rilevante resta comunque il ruolo svolto dall’Autorità Garante per la Concorrenza (Antitrust) nel sanzionare casi di pubblicità ingannevoli. Non si tratta di attaccare l’industria alimentare, ma di tutelare i consumatori. Le campagne pubblicitarie rappresentano un’occasione molto importante di contatto tra consumatori e mondo della produzione, pertanto, andrebbero sfruttate anche come momento di formazione.