la neurodietologia La neurodietologia, la scienza che si occupa delle connessioni fra mente, cibo e psiche, ha confermato da tempo che il cibo è estremamente influente sul comportamento e sul vissuto emotivo dell’essere umano. Ortaggi per rilassarsi, legumi contro la diffidenza, noci per incrementare la tolleranza e meno carne per mitigare l’aggressività: scegliendo e calibrando la propria alimentazione si può influenzare il proprio atteggiamento e persino il proprio carattere. Al contrario, il carattere ha un ruolo fondamentale nel menù delle emozioni: i soggetti più infantili mangiano prevalentemente dolci; gli aggressivi prediligono sapori forti e decisi; i difensivi scelgono cibi energetici, mentre i depressi mangiano di tutto per non annoiarsi. Il cibo ha, infatti, la capacità di dare e modificare le emozioni: questa è la ragione per cui, dopo aver mangiato una porzione di fagioli, uno sformato di cavolfiore o una ricetta vegetariana, magari a base di latte di soia e tofu, il pensiero e la mente scorrono più veloci e limpidi. Il merito è degli amminoacidi, veri e propri rigeneratori del cervello. La mente, però, non è solo razionalità: è anche sentimento, umore, emozione. In una parola: psiche. Questa viene modellata dall’uomo, in modo inconsapevole, giornalmente, in base alle proprie scelte alimentari. La natura onnivora dell’essere umano gli permette di scegliere tra diversi cibi e di modificare, quindi, in una determinata direzione, il proprio atteggiamento, e il proprio carattere. L’essere umano inizia a gestire e comprendere il proprio rapporto con il cibo sin dall’infanzia. Se, nell’infanzia, gli alimenti vengono utilizzati in modo improprio come gratificazione, come conforto, come sostituti dell’affetto o come arma di ricatto o di offesa, può insorgere un rapporto distorto e alterato con il cibo, tanto da generare, nel bambino, dei veri e propri disturbi nevrotici dell’alimentazione, che lo accompagneranno in tutto il percorso della sua crescita. Esistono, inoltre, fattori educativi, ambientali, culturali e sociali che possono influire sul rapporto con l’alimentazione. La tendenza a volersi adeguare a canoni stereotipati di immagini maschili e femminili, socialmente considerati belli e vincenti, può indurre ad abbracciare regimi alimentari poco salutari, che a loro volta indurranno la nascita di devastanti turbamenti emotivi. Il cibo acquista, così, significati, ruoli e messaggi che esulano dalla funzione primaria. Esperienze affettive vissute e percepite come frustranti possono determinare la formazione di costrutti cognitivi negativi, rappresentati da auto-svalutazione e bassa autostima, che guidano la lettura della realtà, la quale conferma la percezione di inadeguatezza interna, che diventa poi percezione di inadeguatezza esterna.