sovraffollamento

Che la congestione sociale stia raggiungendo punte elevatissime nel settore degli svaghi è confermato proprio dai diversi tentativi posti oggi in atto per contenerla. L’insieme di questi tentativi rientra in ciò che viene oggi definito turismo sostenibile.

Il problema si presenta più complesso per gli insediamenti turistici più rinomati (si pensi a Capri o a Cortina o alle numerose città d’arte presenti nel Bel paese). Essendo ormai impossibile riparare i danni ambientali accumulatisi nel tempo, si delinea per molti di essi, il rischio di un declino inarrestabile. Infatti, la gestione spesso irresponsabile della loro crescita ha prodotto livelli di affollamento e di congestione tali da scoraggiare la stessa domanda turistica, o almeno la parte migliore di essa, provocando un’affannosa ricerca di nuove attrattive ricreative. Per queste sovraccariche località turistiche, quindi, l’unica soluzione sembrerebbe essere quella di una riduzione forzata della domanda, come ad esempio l’introduzione del “numero chiuso”. Accade di rado, ma qualcosa in questa direzione pare che si stia sicuramente muovendo.

In Italia, ad esempio, si discute da tempo della possibilità di ridurre l’affollamento presente nelle più rinomate località turistiche. Il caso più noto è sicuramente quello di Venezia, che in alcuni periodi dell’anno presenta elevatissimi livelli di congestione, e dove la soluzione del “numero chiuso” è da tempo all’attenzione della amministrazione comunale. Lo stesso vale per Capri, dove costantemente si ventilano provvedimenti restrittivi, che però vengono sempre rinviati. Proposte di numero chiuso sono state avanzate anni fa anche per alcune spiagge della Sardegna, per il Parco Nazionale degli Abruzzi e per il Parco Regionale della Maremma. Talvolta sono le stesse comunità locali ad invocare questi provvedimenti restrittivi. Alcuni anni fa, ad esempio, fece scalpore la protesta degli abitanti del Chianti contro l’invasione di tedeschi ed inglesi, considerati quasi colonizzatori di quest’area. Dello stesso genere è stata anche negli anni ottanta la protesta dei villeggiati di Capalbio contro il progetto di una nuova autostrada che avrebbe sicuramente moltiplicato il numero di turisti. Sempre dello stesso tipo sono state, infine, le numerose proposte di “restauro ecologico” avanzate da associazioni ambientaliste in difesa delle aree montane, come quella di Reinhold Messner in difesa del Cervino.

Sono questi alcuni esempi di una preoccupazione ormai assai diffusa, non solo in Italia, sui danni che possono scaturire dalla congestione turistica, e dei tentativi che si vanno delineando per mantenere entro limiti accettabili il numero di visitatori.